Pit Bull Ragioniamoci ad alta voce...

20.09.2014

 

Quanti Pit Bull ci sono?

Fin qui, da quanto sopra esposto, sembrerebbe che tutto sia chiaro. Ma non è così. Perchè a pensarci bene non si capisce allora quanti tipi di Pit Bull ci sono in giro:

– Pit Bull terrier
– American Pit bull Terrier (APBT)
– Staffordshire Bull Terrier
– American Staffordshire Terrier (Amstaff)

C’è stata una grossa battaglia che si è giocata dopo il bando dei cani da combattimento attorno al termine “Pit” che era sinonimo proprio del cane da combattimento.
Per ragioni di opportunità il “Pit Bull Terrier” inglese diventò “Staffordshire Bull Terrier”, e il cane da combattimento americano: “American Pit Bull Terrier” (APBT) divenne prima “Staffordshire Terrier” e quindi definitivamente “American Staffordshire Terrier”.

Ma allora quale differenza c’è tra il Pit Bull Terrier (per gli amici Pit Bull) e l’ultimo arrivato l’American Staffordshire Terrier (per gli amici Amstaff)?
C’è chi sostiene che il Pit Bull non è una vera razza, che è un cane tuttora inaffidabile ed ancora allevato prevalentemente per i combattimenti, mentre l’Amstaff è buono perchè non è un pit bull.
A sentire alcuni esperti, alla domanda se sono una sola razza o due, hanno risposto che le razze sono tre!

Cerchiamo di capirci qualcosa.
In definitiva ci sarebbero:

1) il pit bull terrier di tipo UKC,
2) l’american pit bull terrier (APBT) di tipo ADBA, 
3) l’american staffordshire terrier (Amstaff) del tipo (A.K.C.), .

Infatti il pit bull terrier, negli Stati Uniti, non viene riconosciuto dall’AKC (il maggiore tra i vari enti cinofili americani) ma viene riconosciuto da altri due enti, appunto UKC e ADBA. Ognuno dei due Club ha un proprio standard e un proprio indirizzo di allevamento.
 

Il Pit Bull UKC. – Pit bull Terrier

L’UKC mantiene alta l’attenzione per le doti caratteriali del Pit Bull Terrier,ma troviamo assai accentuata la caratteristica denominata “tratto mastinoide”. Lo standard UKC, infatti, prevede un pit bull di cosiddetta “linea pesante”, cioè di peso superiore al pit bull A.D.B.A., e di maggiore consistenza sia nell’ossatura che nei muscoli a scapito della resistenza. Il tutto è dovuto ad anni di selezione mirata ad ottenere un cane di taglia più grande ma dall’aggressività più bassa del primo pit bull in cui i caratteri “aggressivi” del terrier erano assai più accentuati. La testa, inoltre, si presenta “a mattone” e quindi distribuisce la forza del morso su tutta la dentatura favorendo così la chiusura a scapito della penetrazione sul punto. 

Il Pitt Bull ADBA. – American Pit bull Terrier

 L’ADBA continua ad allevare “potenziali” cani da combattimento, e cioè cani dalle doti morfo-caratteriali adeguate alla loro storia. La politica dell’ADBA è quella di allevare “superdog”.  Ma se prima si voleva il supercane da combattimento, oggi si ricerca il supercane sportivo, capace di eccellere in diverse discipline (lo dimostra un pit bull ADBA che ha ottenuto 18 diversi brevetti di lavoro, caso unico al mondo).
Secondo l’ADBA questa selezione deve continuare ad essere svolta esattamente “come se” si allevassero ancora cani da combattimento, e cioè privilegiando coraggio, tempra e “gameness” (termine quasi intraducibile, che più o meno significa “massima determinazione nel raggiungere un risultato”) dal punto di vista caratteriale, e doti atletiche dal punto di vista morfologico.
Non c’è alcun interesse per l’estetica, a cui invece concede un occhio di riguardo l’UKC.

 

Il Pit Bull AKC – American Staffordshire Terrier

 L’AKC essendo una associazione per cani da esposizione ha imboccato la strada del cane “prevalentemente da compagnia e da show”.

Caratteristiche di questo cane sono la struttura massiccia e squadrata del corpo e della testa, la potente muscolatura, le orecchie piccole, il petto ampio, il corpo lungo e la coda portata bassa. L’altezza al garrese è compresa fra i 46 e i 56 cm, il peso fra i 23 e i 46 kg.

I riconoscimenti.

Tuttavia, al di là dei nomi gli standard attualmente esistenti sono solamente due: quello dell’UKC e quello dell’ADBA.
L’American Pit Bull Terrier non è riconosciuto nè dalla Federazione Cinofila Internazionale (FCI) né dall’American Kennel Club (AKC). Lo è invece da parte dell’UKC.
L’ADBA, poi, detiene un registro a cui possono solo iscriversi cani di questa razza.

Perché l’AKC (e di conseguenza FCI ed ENCI) non riconoscono l’American Pit Bull Terrier?
Perché l’AKC non voleva che si chiamasse così!

Agli inizi del Novecento, quando in America vennero proibiti i combattimenti tra cani, l’AKC (che già riconosceva l’american pit bull terrier, come dimostrano i documenti dell’epoca) chiese agli allevatori di togliere dal nome della razza il termine “pit”, che in inglese identifica l’arena in cui si fanno combattere i cani.
Alcuni allevatori, pur di restare nell’AKC che era un Club in grande espansione, accettarono questo compromesso politico e iscrissero i loro pit bull col nuovo nome di “staffordshire terrier” (solo dopo il riconoscimento di un’altra razza dal nome troppo simile, e cioé lo staffordshire bull terrier, l’AKC decise di cambiare nuovamente il nome, che divenne “american staffordshire terrier”).
Altri allevatori rifiutarono di rinnegare l’origine e la storia della loro razza e quindi rifiutarono di accedere all’AKC, confluendo in altre associazioni.

I primi american staffordshire terrier, erano in realtà dei pit bull?
Assolutamente SI.
Non erano “figli di pit bull”, non erano “pit bull più buoni” e certamente non erano pit bull “moralmente amstaff”, esilarante interpretazione che si è letta su una rivista specializzata qualche tempo fa. Erano American Pit Bull Terrier a tutti gli effetti.

“American pit bull terrier” e “pit bull” sono o non sono sinonimi?
Attualmente possiamo dire di sì (“pit bull” è solo l’abbreviazione, come “amstaff” per l’american staffordhire). Storicamente, no.
“Pit bull”, in origine, era chiamato qualsiasi cane usato nei combattimenti (meticci compresi), mentre l’”American Pit Bull Terrier” è sempre stata una razza pura.

Se pit e amstaff, in origine, erano un’unica razza, oggi si può ancora dire la stessa cosa?
Sicuramente NO per quanto riguarda i pit bull ADBA, che hanno seguito una selezione completamente diversa.
Quando l’amstaff ha imboccato la strada del cane “prevalentemente da compagnia e da show”, gli allevatori hanno cercato di ottenere cani sempre più accattivanti dal punto di vista estetico, badando nello stesso tempo a mantenere nel cane (non a “creare”, attenzione, ma a “mantenere”!) un equilibrio caratteriale che era già ai massimi livelli nel predecessore pit bull.
Non sono stati fatti, però, particolari sforzi per selezionare le doti caratteriali intese in senso sportivo, perché l’AKC non ha mai spinto particolarmente l’amstaff come cane da lavoro.
Anzi, una buona fetta di allevatori, che ci teneva soprattutto a staccare nettamente la propria immagine da quella dei combattimenti, per lunghi anni ha addirittura evitato di far comparire i cani nelle prove di utilità.

Perché?
Semplice: perché si temeva che l’immagine di un amstaff attaccato alla manica del figurante richiamasse immagini di “violenza” che potevano essere collegate a quelle dei “pit” combattimenti.
Questo a mio avviso è stato un meccanismo penalizzante, perché gli attacchi che fanno parte delle prove di utilità sono semplicemente una pratica sportiva, a cui il cane viene allenato attraverso il gioco.
Sarebbe stato molto più utile e informativo spiegarlo al pubblico, anziché farsi prendere dalla pruderie dell’ immagine a tutti i costi: anche perché una razza che non lavora non può essere testata caratterialmente, e quindi non si fa alcuna selezione in questo senso.
Per fortuna un’altra branca di allevatori americani cominciò fin dall’inizio a “interpretare” l’amstaff come cane da utilità, rendendosi conto che un terrier di tipo bull non avrebbe potuto avere poi tutto ‘sto successo come cane solo da compagnia e da show.

L’Amstaff è un “pit” da compagnia?
E’ storicamente dimostrato che chi vuole un cane “da coccole” tende a rivolgersi verso taglie più ridotte, e in generale cerca razze dall’aspetto più “peluchone” (non per niente quasi tutti i cani da compagnia propriamente detti sono a pelo lungo). Pur avendo avuto una evoluzione diversa l’amstaff è pur sempre un american pit bull terrier.
L’ amstaff selezionato solo per la bellezza avrebbe avuto il suo target elitario tra gli estimatori dello show: ma anche se in USA essi sono assai più numerosi che in Italia, anche là rappresentano una minoranza.
Ecco perché molti allevatori, in cerca di un target più ampio possibile (come tutti gli allevatori del mondo), utilizzarono i loro cani anche per lo “sport”, pur mantenendo l’attenzione principalmente sulla morfologia e selezionando cani esteticamente gradevoli.

La situazione in Italia.

In Italia i pit bull UKC, non vengono riconosciuti dall’ENCI. E non hanno accesso alle esposizioni. In America, al contrario, le expo UKC raccolgono un altissimo numero di cani, appena inferiore a quello delle expo AKC: quindi è possibilissimo, per un pit bull, seguire una carriera espositiva di tutto rispetto.
Gli italiani devono accontentarsi dei raduni organizzati da Club di razza privati?

Tutto ciò è finalmente giunto ad una svolta da quando in Italia è nata l'ICBD ente nazionale che opera con il riconoscimento del World Kennel Union e riconosce la razza dell'American Pit Bull Terrier nelle due varianti offrendogli un campionato sia nazionale che Internazionale di tutto rispetto, e sta cercando di radunare sotto di essa il maggior numero di Iscritti nei registri per poter attivare un progetto di selezione e valutazione della razza stessa volto a controllare e definire finalmente in Italia uno standard diviso in due varietà.

Si potrebbe dire, allora, che in Italia un pit bull UKC equivale a un amstaff senza pedigree?
Chi alleva amstaff, con poche eccezioni, prende le distanze dal pit bull per lo stesso, antico motivo che causò le divisioni iniziali: temono che la loro immagine venga abbinata in qualche modo alla pratica dei combattimenti.
Poiché, purtroppo, questa indegna pratica continua tuttora nella clandestinità delinquenziale, è tutto sommato comprensibile che qualcuno tema ancora il “danno di immagine” legato alla parola “pit”.
Però sarebbe molto più corretto chiarire al pubblico un concetto assai più importante: e cioè che un conto è la cinofilia, e un altro la delinquenza!
Neanche gli allevatori di pit bull UKC, in linea di massima, sono troppo contenti di essere considerati allevatori di …quasi-amstaff, soprattutto a causa delle persone che hanno allevato (e ancora allevano, in parte) cani “esclusivamente” da bellezza, tralasciando la selezione caratteriale.
Gli amstaff infatti vengono accusati (e non del tutto a torto) di aver perso per strada molte delle doti caratteriali che appartenevano originariamente al pit bull.
Naturalmente la realtà sta nel mezzo, perché (come in tutte le razze del mondo) l’abilità selettiva non si può certo legare a un’intera razza né ad un Club: l’abilità è del singolo allevatore!
Oggi esistono, è vero, amstaff e pit bull “rincretiniti”: ma ci sono anche amstaff e pit bull dalle grandissime doti caratteriali.
Dipende da come si alleva, e poi (ovviamente) da come si educa e da come si addestra il cane.
La cosa che mi lascia più perplessa, in Italia, è che talora si sentano fare discorsi sugli amstaff “rincretiniti” da allevatori UKC che a loro volta selezionano cani “da bellezza”.
Perché, se è vero che alle spalle dei pit bull esiste un’eccellente selezione caratteriale, non ci si può certo aspettare che questa continui in eterno…senza la collaborazione degli allevatori!

Che significa “doppia registrazione”?
Sono state diverse le prese di posizione “pro”e “contro” , le aperture e le chiusure, gli interventi di Club diversi.
Le cose stanno così: “doppia registrazione” significa che l’UKC accetta la registrazione degli american staffordshire come pit bull. Quindi esistono cani (sempre e solo UKC) che sono contemporaneamente pit bull per gli Stati Uniti, e amstaff per l’Europa.

Ecco perché c'è bisogno in Europa di un ente Internazionale che si prenda l'incarico di difendere in nome dei millegni di selezione la razza del Pit Bull e questo è un compito che il World Kennel Union sta affrontando con enorme successo.

In giro non si vedono due soli tipi di pit bull, ma molti di più: alti, bassi, larghi, stretti, pesanti, leggeri e così via. Sono dunque fondate le accuse di disomogeneità nella razza?
In giro si vedono anche duemila tipi diversi di golden retriever, pastori tedeschi o yorkshire terrier.
Come in ogni razza del mondo esistono soggetti in tipo, che rispecchiano perfettamente lo Standard, soggetti…“borderline”, ai limiti del tipo, e soggetti che con la razza non hanno proprio nulla da spartire, anche se magari hanno un regolarissimo pedigree (è il caso dei famigerati cani dell’Est).
Questo non significa che pastore tedesco o golden retriever siano razze “poco fissate” o “disomogenee”: significa solo che c’è chi alleva con serietà, esperienza e capacità…e chi alleva alla spera-in-Dio.
Poi ci sono anche quelli che allevano (o comprano e rivendono) con il preciso scopo di truffare la gente: fenomeno che interessa pit bull, amstaff, pastori tedeschi, golden…e qualsiasi altra razza che sia già molto diffusa o che abbia la sventura di diventare di moda.

Concludendo: i pit bull in standard UKC sono molto omogenei morfologicamente.
I pit bull Amstaf lo sono leggermente meno, perché lo standard è più elastico sotto il profilo morfologico: ma per un occhio appena appena esperto è assolutamente impossibile confonderli con cani di altre razze.

Come è possibile, per un privato che voglia informarsi seriamente, orientarsi in mezzo a tutta questa confusione?
Occorre informarsi, studiare, ma soprattutto liberarsi da tutte le scorie della disinformazione.
E qui, purtroppo, i media non sono certo d’aiuto: sia perché non fanno praticamente MAI informazione corretta, sia perché contribuiscono pesantemente ad alimentare pregiudizi e dicerie che fanno il male di tutte e due le razze.
Quotidiani, riviste generiche e TV si buttano a pesce sul sensazionalismo, gridano “al pit bull” (spesso senza neanche sapere com’è FATTO un pit bull) ogni volta che si nominano i combattimenti; fanno confusione tra lotte tra cani e aggressività verso l’uomo; alimentano leggende metropolitane che, come è noto, viaggiano a velocità supersonica ingigantendosi ad ogni passaggio…e dulcis in fundo, attirano verso il pit bull l’interesse di quel sottobosco umano che va cercando nel cane la realizzazione che non è mai riuscita a trovare sul piano personale.
A tutto questo, purtroppo, si aggiungono anche gli interessi privati di alcune persone che, allevando una razza, non trovano di meglio che “promuoverla” parlando male dell’altra…e se questo gioco perverso viene appoggiato anche dall’editoria specializzata, il danno è doppio.

In conclusione: quale pit scegliere? che differenza c’è tra pit bull ADBA, pit bull UKC e american staffordshire?
Mentre il pit bull ADBA è indiscutibilmente diverso anche dal punto di vista morfologico, l’UKC e l’amstaff a volte sono quasi indistinguibili anche per un occhio esperto.
La vera differenza potrebbe (e forse “dovrebbe”) stare nelle attitudini.
Dato per scontato che questi cani, se ben allevati, sono TUTTI equilibrati e assai dotati caratterialmente; e dato per scontato che TUTTI questi cani sono eccellenti compagni di vita per qualsiasi proprietario a sua volta equilibrato, preparato e bene informato, se le cose stessero come lascia intendere la storia, oggi dovremmo avere tre cani ben distinti:

a) quello “solo funzionale”, il cui standard non tiene alcun conto della bellezza “cosmetica”, ma la cui selezione mira ad ottenere il massimo nel campo del lavoro e dello sport (il pit bull ADBA);
b) quello “prevalentemente bello“, creato e selezionato soprattutto per il ring, a cui si chiede di essere equilibrato e ben dotato caratterialmente, ma non di avere doti sportive “esagerate” (l’american staffordshire);
c) la “via di mezzo” in cui si bada sia al carattere (inteso sempre in senso sportivo) che alla morfologia (il pit bull UKC).

Purtroppo è storicamente provato – basta guardare le altre razze – che è impossibile raggiungere il “top” in entrambi i campi: ma è anche vero che moltissime persone non vanno alla ricerca di alcun “top” agonistico, ma sono ben felici di avere un cane semplicemente “bello e bravo”, senza troppi eccessi.

Tra l’altro è esattamente ciò che accade in razze ben più diffuse dei terrier di tipo bull: e l’esempio più famoso è quello del pastore tedesco, il “cane più amato dagli italiani” (e non solo).
In questa razza le linee “da lavoro” e quelle “da bellezza” sono tanto differenziate da farle sembrare due razze diverse: eppure hanno tutti un pedigree con scritto “pastore tedesco”, e nessuno si sogna di dire che la razza “non è fissata geneticamente”.
Non solo: vivono tutti felici e contenti.

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